Del fatto che Facebook abbia recentemente deciso di dotare Instagram di alcune funzionalità tipiche di Snapchat, se ne è scritto e parlato lungamente.

Il modello di business predatorio è chiaro: ricreare caratteristiche utili o interessanti, prendendole da altri servizi meno utilizzati (vedi la storia infinita tra Telegram e Whatsapp, anch’essa di proprietà Facebook) ed integrarli, senza troppi complimenti, tra le funzionalità dei propri servizi.

L’obiettivo primario è chiaro: incentivare la propria base di utenti a “stazionare” sul proprio servizio. Farlo utilizzare in maniera continuativa, in modo da ottenere 2 risultati principali:

  • più tempo gli utenti trascorrono navigando tra i vari servizi Facebook, maggiori opportunità di visibilità e interazione vengono date agli inserzionisti che utilizzano la piattaforma pubblicitaria per raggiungere i propri fan o utenti in target;
  • più tempo gli utenti trascorrono interagendo con i contenuti che vengono visualizzati attraverso meccanismi algoritmici su Facebook, più dati, via via sempre più accurati, vengono raccolti e utilizzati per migliorare i servizi pubblicitari e di targeting (e non solo);

La “mossa su snapchat“, dunque, non è solo un atto di bullismo, di rivalsa, nei confronti di non si è lasciato acquisire dal colosso in blu. L’aver integrato alcune funzionalità prese di sana pianta dal fantasmino serve ad incentivare l’utilizzo, la permanenza e, soprattutto, la produzione sempre più massiva di contenuti da pubblicare attraverso i vari servizi. 

La novità delle “Instagram Stories“, ovvero i contenuti pubblicati dagli utenti, che durano 24 ore, la possibilità di sovrapporre scritte, icone e filtri, altro non è che il modo per trattenere gli utenti e portarli all’utilizzo di servizi che diventano sempre più “di lettura”, e meno di “produzione”.

E proprio per arginare il calo nella produzione dei contenuti, che Facebook sta testando nuove funzionalità, questa volta legandole alla propria app mobile. Nell’ultimo anno, infatti, pare che la produzione e condivisione di contenuti originali da parte degli utenti sia calata del 15% circa. Se i contenuti personali si riducono, l’incentivo all’utilizzo del social rischia di venire meno, mettendo gli utenti in contatto con contenuti spersonalizzati, provenienti dalle fan page o dai gruppi seguiti.

Facebook camera feed

Per correre ai ripari, dunque, nei due paesi citati Facebook sta conducendo alcuni test per misurare il gradimento e l’interazione da parte degli utenti. Anche in questo caso, mutuando il modello da Snapchat, l’utente viene invitato ad utilizzare la fotocamera sin dall’apertura dell’app. Sfruttando il traino dei giochi olimpici, viene data la possibilità di scattare un selfie o registrare un breve video, sovrapponendo alcune grafiche geo-localizzate al proprio viso (hai detto Snapchat!?).

Facebook testa MSQRD

Funzionerà e prenderà piede, estendendo queste novità al resto del mondo? Oppure troveranno altri servizi da copi… da cui trarre “ispirazione”?

Via: Techcrunch

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