GBS https://www.gbsweb.it Mon, 26 Jun 2017 11:07:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.7.5 Creare il posizionamento – Modulo 2 https://www.gbsweb.it/costruzione-piano-marketing/creare-posizionamento-modulo-2/ https://www.gbsweb.it/costruzione-piano-marketing/creare-posizionamento-modulo-2/#respond Wed, 21 Jun 2017 08:23:46 +0000 http://qa.gbsweb.it/gbs/?p=8683 Creare il posizionamento – Modulo 2

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Analisi Clienti – Modulo 1 https://www.gbsweb.it/costruzione-piano-marketing/analisi-clienti-modulo-1/ https://www.gbsweb.it/costruzione-piano-marketing/analisi-clienti-modulo-1/#respond Wed, 21 Jun 2017 08:01:54 +0000 http://qa.gbsweb.it/gbs/?p=8678 Analisi Clienti – Modulo 1

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VIDEOSORVEGLIANZA AZIENDALE https://www.gbsweb.it/blog/videosorveglianza-aziendale/ https://www.gbsweb.it/blog/videosorveglianza-aziendale/#respond Tue, 11 Apr 2017 21:14:01 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7748 VIDEOSORVEGLIANZA AZIENDALE

Nel caso in cui si decida di installare un sistema di videosorveglianza aziendale per prevenire […]

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VIDEOSORVEGLIANZA AZIENDALE

Nel caso in cui si decida di installare un sistema di videosorveglianza aziendale per prevenire furti, violazioni ed intrusioni, si rende assolutamente necessario rispettare il principio sancito dall’art. 4 comma 1 dello Statuto dei Lavoratori, come modificato, da ultimo, dal D.lgs 24 settembre 2016, n. 185, il quale prevede che:  “Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro”.

La modifica, già contenuta nell’articolo 23 del Decreto Legislativo n. 151 del 2015, parte del cosiddetto “Jobs Act”, ha aperto una nuova via nella disciplina di questo aspetto perché per la prima volta dagli anni ’70 si è intervenuti sul testo dell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori generando un acceso scontro con il Garante della Privacy in quanto è venuta a mancare una chiara indicazione di divieto di controllo a distanza sull’attività del lavoratore privilegiando, in sostanza, la tutela del patrimonio aziendale.

La Suprema Corte di Cassazione ha, inoltre, decretato che le garanzie poste in materia di divieto di controlli a distanza dal secondo comma dell’articolo 4 dello Statuto siano applicabili anche ai “controlli difensivi”, ossia quelli volti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori nel caso in cui: “tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso», stabilendo, quindi, che siano legittimi quei controlli  diretti ad accertare comportamenti illeciti del lavoratore e lesivi del patrimonio aziendale (Cfr. Cass. n. 3122/2015 e Cass. n. 2722/2012).

In pratica, è possibile installare telecamere laddove venga riscontrata una necessità oggettiva ed una finalità precisa volta alla tutela dei beni aziendali, alla sicurezza del lavoro o a specifiche esigenze lavorative secondo i principi di:

  • Liceità: ossia per ottemperare ad un obbligo di legge o per tutelare un interesse legittimo.
  • Necessità: ossia laddove sia riscontrabile una motivazione che giustifichi l’utilizzo di videocamere di sorveglianza
  • Proporzionalità: ossia che l’installazione delle videocamere venga ritenuta una misura proporzionata agli scopi prefissi
  • Finalità: ossia che gli scopi prefissi siano determinati, espliciti e legittimi.

 

Le regole generali cui attenersi sono:

  • Informare i lavoratori fornendo un’informativa privacy ed una descrizione dettagliata dei mezzi e delle modalità con i quali saranno effettuati i controlli, compresa una chiara indicazione del posizionamento delle telecamere.
  • Nominare uno o più responsabili, i cui nominativi siano condivisi dai rappresentanti dei lavoratori, che abbiano accesso ai dati ed alla loro gestione.
  • Pianificare per tutti i Responsabili Privacy, gli Incaricati Privacy e gli Amministratori del Sistema di Videosorveglianza programmi periodici di formazione videosorveglianza privacy.
  • Predisporre le misure minime di sicurezza atte a garantire l’accesso alle immagini solo al personale autorizzato
  • Apporre appositi cartelli di segnalazione.

 

L’installazione di videocamere fasulle è vietata ed, anzi, potrebbero crearsi diverse problematiche in quanto verrebbero a mancare i principi, sopra citati, di necessità e proporzionalità: se si è deciso di installare telecamere non funzionanti significa che l’installazione stessa non è reputata necessaria.

     In ultima analisi è possibile installare un sistema di videosorveglianza volto alla protezione del patrimonio aziendale. Tuttavia è fondamentale interagire con i lavoratori ed i loro rappresentanti in modo tale da rispettare le normative. Nel caso in cui si generassero frizioni tali da impedire il raggiungimento di un accordo soddisfacente, la legge prevede che direzione territoriale del lavoro possa intervenire rilasciando direttamente l’autorizzazione. 

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Fuga da Youtube – Grandi investitori USA e UK abbandonano la piattaforma https://www.gbsweb.it/blog/fuga-da-youtube-grandi-investitori-usa-e-uk-abbandonano-la-piattaforma/ Fri, 24 Mar 2017 07:59:47 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7736 Fuga da Youtube – Grandi investitori USA e UK abbandonano la piattaforma

Fuga da Youtube, sembra quasi il titolo di un film, o in questo caso di […]

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Fuga da Youtube – Grandi investitori USA e UK abbandonano la piattaforma

Fuga da Youtube, sembra quasi il titolo di un film, o in questo caso di un video! In realtà è ciò che sta accadendo un questi giorni sulla piattaforma video più utilizzata al mondo, poiché si stima che il 25% dell’intero traffico della rete sia originato proprio dall’utilizzo del canale YouTube.

Tuttavia, Google rischia di perdere gran parte degli introiti dal business pubblicitario proveniente dal canale YouTube a causa della trasmissione di spot associati a video terroristici o più in generale a video violenti.

Questa scelta nasce da alcuni dei principali investitori USA e UK, come AT&T, Johnson &Johnson, L’Oreal, HSBC, GSK, e altri che hanno deciso di bloccare gli investimenti pubblicitari sul canale YouTube non potendo controllare l’allocazione dei loro messaggi pubblicitari, passibili di posizionamento in apertura di video dai contenuti o commenti violenti , che riprendono atti di terrorismo o che ne incitino all’odio, sia nel video, sia nei commenti ad esso associati.

La richiesta degli investitori è quella di poter controllare i posizionamenti dei loro spot, tuttavia, ad oggi la pubblicità basata su tecnologie programmatiche, basata su alcune piattaforme risulta in parte ancora “acerba”. Trattandosi di una pratica mainstream da soli 5 anni non sembra aver trovato un equilibrio tale da garantire un funzionamento soddisfacente per tutti, ma soprattutto per gli investitori/clienti, in grado di garantirne la sopravvivenza.

In virtù dell’accaduto, la stessa Google ha fatto evidenziato l’esistenza del problema annunciando il suo impegno nel trovare delle soluzioni che possano rispondere agli inserzionisti UK e USA, ma più in generale a coloro che hanno sollevato è reso evidente il problema.

Molto probabilmente gran parte di quei budget saranno spostati su attività Search, quindi è auspicabile che vi sia una redistribuzione su asset differenti, sempre nell’orbita Google, ma considerando il gran lavoro di Facebook in ambito video, riteniamo auspicabile una gran perdita di denaro verso piattaforme alternative, a patto che queste siano in grado di offrire soluzioni alternative.

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I formati di pubblicità online meno graditi agli utenti https://www.gbsweb.it/blog/i-formati-di-pubblicita-online-meno-graditi-agli-utenti/ Thu, 23 Mar 2017 01:35:20 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7716 I formati di pubblicità online meno graditi agli utenti

Conoscere I formati di pubblicità online meno graditi agli utenti, aiuta a scegliere su quale […]

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I formati di pubblicità online meno graditi agli utenti

Conoscere I formati di pubblicità online meno graditi agli utenti, aiuta a scegliere su quale tipo di adv online ha senso investire.

La Coalition for Better Ads, ha proposto i risultati di una ricerca che svela quali sono le tipologie di annunci più invasive che vengono visualizzate quotidianamente su dispositivi desktop e mobile, individuando alcuni formati pubblicitari come particolarmente molesti. Ecco quindi le categorie di annunci sgradite ai più:

Desktop:

  • Pop-up ads – Annunci che aprono un Pop-up
  • Auto-playing videos with sounds – Video e audio con partenza automatica
  • Prestitial Ads with a countdown – Annunci che compaiono prima della visualizzazione del sito con un conto alla rovescia
  • Large sticky Ads – Annunci persistenti e di grandi dimensioni

Mobile:

  • Pop-up ads – Annunci che aprono un Pop-up
  • Prestitial Ads – Annunci che compaiono prima della visualizzazione del sito
  • Prestitial Ads with a countdown – Annunci che compaiono prima della visualizzazione del sito con un conto alla rovescia
  • Mobile page with more than 30% ad density – Pagine mobile che presentano più del 30% della loro copertura con pubblicità
  • Flashing animation – Animazioni lampeggianti
  • Fullscreen scrollover ads – Annunci a pieno schermo che scorrono nella pagina
  • Large sticky Ads – Annunci persistenti e di grandi dimensioni
  • Auto-playing videos with sounds – Video e audio con partenza automatica

Questi formati, per quanto emerge dalla ricerca, vengono percepiti dagli utenti come eccessivamente invasivi.

L’individuazione degli elementi migliorativi o peggiorativi dell’esperienza utente hanno messo in luce quali sono gli aspetti di cui bisogna tenere conto nello sviluppo di campagne ADV, affinché l’utente non reputi la pubblicità vana o fastidiosa, ed al contrario ne venga attratto e persuaso.

L’analisi di questi formati ha portato in luce una forte correlazione tra l’adv invasiva e gli strumenti di ad blocking, osservando i risultati della ricerca della Coalition for Better Ads, sviluppata su un campione di circa 25.000 utenti di mercati differenti ( Usa e alcuni paesi europei), considerando l’utilizzo di formati pubblicitari desktop e mobile.

Questo studio si è posto il problema di analizzare elementi di utilità per l’intero ecosistema della digital advertising, affinché emergessero informazioni utili ad affrontare investimenti pubblicitari in grado di offrire una migliore esperienza utente utile ad allontanare il pericolo di vedere la pubblicità bloccata da strumenti di ad blocking.

Su un campione di circa 25.000 utenti sono stati testate poco più di 100 combinazioni di formati pubblicitari inseriti nel contesto di navigazione su siti web, sia attraverso desktop sia da dispositivi mobile.

Attraverso la verifica delle risposte degli utenti riguardo i differenti parametri legati alla qualità della esperienza di navigazione e dell’impatto della pubblicità su di essa, è stato possibile comprendere vantaggi e svantaggi dell’impiego dell’adv sui differenti dispositivi.

In sostanza, il fenomeno dell’ad blocking ha portato in luce il tema dell’impatto pubblicitario ed allarmato gli esperti della digital adv, portando così le aziende a riflettere sulle tipologie di pubblicità più indicate per promuovere il business e sicuramente questo problema ha favorito l’accelerazione di strategie basate sullo sviluppo di native advertising e di branded content.

Per questo motivo è consigliabile fare molta attenzione alla tipologia di pubblicità display o audiovideo che viene utilizzata sui propri siti web o su quelli sui quali scegliamo di promuovere il nostro brand, al fine di evitare che diventi controproducente.

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Migrare da MacOS a Windows Surface https://www.gbsweb.it/blog/migrare-da-macos-a-windows-surface/ Tue, 21 Mar 2017 01:13:39 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7726 Migrare da MacOS a Windows Surface

Migrare da Mac a Surface è diventata una operazione immediata. Ciò è possibile utilizzando un’APP […]

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Migrare da MacOS a Windows Surface

Migrare da Mac a Surface è diventata una operazione immediata. Ciò è possibile utilizzando un’APP rilasciata direttamene da Microsoft in grado di facilitare il trasferimento di tutti i dati dell’utente.

La stessa Microsoft ha fatto il possibile per semplificare la migrazione da un dispositivo Mac ad uno Surface al fine di agevolare coloro che decidono di utilizzare un nuovo hardware targato Microsoft provenendo da un hardware con sistema operativo macOS. L’applicazione denominata Assistente alla migrazione di Surface si preoccupa della gestione del trasferimento file dell’utente  che suona leggermente meno esplicativo.

Attraverso quest’app è possibile:

  • migrare da Mac a Surface 2
  • migrare da Mac a Surface 3
  • migrare da Mac a Surface 4

La stessa applicazione è ovviamente disponibile anche in versione inglese, denominata Microsoft Mac to Surface Assistant, può essere scaricata e deve essere avviata per consentire il trasferimento dei file attraverso una procedura guidata.

Sarà possibile migrare:

  • documenti;
  • foto e immagini;
  • video, film;
  • musica e file audio.

I file conservati potranno così essere spostati in modo semplice da un Mac ad un Surface rendendolo utilizzabile fin da subito.

La scelta di Microsoft è quella di rendere più semplice la migrazione tra dispositivi attraverso un tool facilmente scaricabile, così come è già stato fatto da Apple e Google per dispositivi Android ed iOS.

Sarà possibile scaricarla nei prossimi giorni direttamente dal sito microsoft.

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Cattura le idee con Google Keep, dagli forma e sostanza in Google Documents https://www.gbsweb.it/blog/cattura-le-idee-google-keep-dagli-forma-sostanza-google-documents/ Mon, 20 Mar 2017 08:14:09 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7722 Cattura le idee con Google Keep, dagli forma e sostanza in Google Documents

In molti si chiedevano quando Google avrebbe annunciato l’integrazione tra Google Keep e Google Documents, finalmente sarà […]

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Cattura le idee con Google Keep, dagli forma e sostanza in Google Documents

In molti si chiedevano quando Google avrebbe annunciato l’integrazione tra Google Keep e Google Documents, finalmente sarà possibile raccogliere e sviluppare le proprie idee in un processo che passa da Keep a Documents, da nota a documento in modo quasi naturale.

Google ha quindi annunciato la tanto desiderata integrazione di Google Keep, l’applicazione di scrittura delle note, con l’applicazione Google Documents, affinché sia possibile sfruttare contemporaneamente le due app in modo nativo, al fine di mettere in bella copia quelle che in keep potevano sorgere esclusivamente come idee.

Sarà così possibile selezionare Google Keep dal menù strumenti per accedere ad una nota salvata su Google Keep direttamente sull’interfaccia di un documento di Google Documents.

In questo modo, in maniera molto semplice, sarà quindi possibile:

  • trascinare in modalità drag&drop le note salvate in Google Keep all’interno del documento aperto sul quale si sta lavorando, copiando ed incollando il contenuto
  • ricercare fra le note salvate precedentemente in Google Keep al fine di utilizzare una nota specifica in Google Documents.

Il processo è bidirezionale, pertanto, sarà possibile salvare nuove idee su Google Keep partendo dall’interfaccia di Google Documents ed in alternativa, selezionare parte del testo o contenuti del documento di Google Documents al fine di salvarlo in una nuova nota all’interno della piattaforma Google Keep.

L’integrazione fra le due applicazioni, rappresentava una buco all’interno della G-Suite. Google Keep è infatti molto utile per prendere appunti, accessibile da diversi dispositivi, al fine di annotare idee nate sul momento, poter fruire di tali idee direttamente dal proprio desktop consente oggi di migliorare il proprio processo di lavoro avendo strumenti integrati a portata di mano indipendentemente dagli strumenti utilizzati.

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Come si smaltiscono i pc, i server e i dispositivi elettronici https://www.gbsweb.it/blog/come-si-smaltiscono-i-pc-i-server-e-i-dispositivi-elettronici/ Fri, 17 Mar 2017 07:58:58 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7717 Come si smaltiscono i pc, i server e i dispositivi elettronici

Il continuo sviluppo tecnologico, porta con se l’esigenza di una sempre crescente potenza di calcolo, […]

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Come si smaltiscono i pc, i server e i dispositivi elettronici

Il continuo sviluppo tecnologico, porta con se l’esigenza di una sempre crescente potenza di calcolo, ed allo stesso tempo una maggiore necessità di smaltire il vecchio hardware.

Dover smaltire l’hardware di un dispositivo informativo è una necessità piuttosto diffusa. Le motivazioni principali sono:

  • la crescente richiesta di capacità di calcolo;
  • la continua necessità di spazio di archiviazione;
  • l’aggiornamento tecnologico dovuto allo sviluppo di software che richiedono maggiori risorse;
  • l’obsolescenza dei dispositivi e il loro danneggiamento;
  • la diffusa tendenza a sostituire anziché riparare.

Possiamo quindi definire l’arco temporale di 3 anni come il periodo entro il quale la maggior parte dei dispositivi vengono sostituiti.

Ecco quindi alcune considerazioni da avere ben chiare nel momento in cui toccherà a noi smaltire un’apparecchiatura informatica.

Quando smaltiamo PC, Server e Notebook, dobbiamo tenere conto della presenza di dati sulle memorie di massa. Infatti, i supporti di memorizzazione, soprattutto se parliamo di server e di strutture di storage, create appositamente per memorizzare dati e condividerli all’interno delle reti aziendali e per mezzo di internet.

Pertanto, in caso di smaltimento, è importante fare molta attenzione ai dati in essi contenuti poiché a meno di attente cancellazioni, questi restano ancora memorizzati sugli hard disk.

E non è rara la possibilità che criminali informatici, ladri di identità, esperti di furti digitali, e non ultimi i competitor, possano essere interessati a recuperare i nostri dati dai server, dai pc e dai notebook dismessi al fine di utilizzare le informazioni recuperate per accedere alla nostra conoscenza, alle nostre informazioni ed in sostanza a quella che viene definita la  nostra proprietà intellettuale, al fine di sfruttare informazioni riguardanti l’andamento aziendale, le nostre relazioni con i clienti, la progettazione dei nostri prodotti, le attività di ricerca e sviluppo.

Per evitare di incorrere in questo genere di rischi è possibile rimuovere i dischi e distruggere fisicamente e meccanicamente i singoli dischi rigidi oppure utilizzare uno strumento di cancellazione dei dati sicura e garantita. Infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, una semplice formattazione del disco non è sufficiente ad eliminare il pericolo di recuper da parte di terzi di informazioni precedentemente archiviate.

Questa situazione genera una serie di implicazioni di natura legale ed ambientale. Vediamole nello specifico:

Implicazioni Legali

Nel caso trattiate dati personali, dovete sapere che esistono numerosi vincoli definiti dalle seguenti norme:

  • FISMA;
  • HIPPA;
  • SOX;
  • FACT ACT;
  • GLBA;
  • Privacy D.LGS 196/2003 e il Provvedimento Garante Privacy del 13 ottobre 2008.

In ogni caso sarà necessario poter dimostrare di aver correttamente dismesso i dati personali tutelandoli da accessi non autorizzati di terzi attraverso degli strumenti di cancellazione sicura dei file, o in alternativa distruggendo fisicamente gli HDD prima dello smaltimento.

Al fine di evitare un potenziale danno finanziario e di immagine oltre ad una violazioni della privacy che può portare a sanzioni civili e penali.

Altrettanto vale nel caso in cui si abbia donato o rivenduto il dispositivo, la cancellazione sicura dei file utilizzando un apposito software è la cosa più sicura da mettere in atto pur preservando il funzionamento dell’hardware. Attenzione a non operare una demagnetizzazione nel caso si voglia rivendere l’hardware poiché i dischi diventerebbero inutilizzabili.

Implicazioni ambientali

Per ciò che riguarda lo smaltimento fisico, bisogna tenere conto del fatto che lo smaltimento delle componenti hardware non può avvenire ne in autonomia nel cassonetto, ne tantomeno in discarica. Esistono procedure a tutela dell’ambiente che vietanola gestione “normale” dei rifiuti elettronici.

Esiste una particolare la direttiva UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che classifica i server i pc e i notebook, o le stampanti ed altri dispositivi informatici, come rifiuti pericolosi in quanto la presenza di schede PCB, contenenti policlorobifenili, possono causare diversi tipi di problemi tra i quali citiamo delle lesioni cutanee, alcuni problemi al sistema immunitario e un avvelenamento sistemico acuto.

Per tale motivo lo smaltimento deve avvenire in modo responsabile attraverso opportuni impianti di trattamento accreditati RAEE. Esistono quindi aziende e cooperative che dividono i componenti dell’hardware smaltito garantendo il riciclo di ciò che è ritenuto recuperabile. e lo smaltimento sicuro delle componenti che lo richiedono ed in accordo con la normativa europea.

Non sottovalutiamo quest’ultima fase di “rottamazione” dei nostri dispositivi poiché questa si porta dietro una serie di rischi impliciti e sempre più spesso sottovalutati.

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Come si smaltiscono i toner e le cartucce https://www.gbsweb.it/blog/come-si-smaltiscono-i-toner-e-le-cartucce/ Thu, 16 Mar 2017 00:01:58 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7710 Come si smaltiscono i toner e le cartucce

Capita spesso che alcune prassi aziendali non prevedano l’impiego di procedure legalmente corrette, semplicemente perché […]

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Come si smaltiscono i toner e le cartucce

Capita spesso che alcune prassi aziendali non prevedano l’impiego di procedure legalmente corrette, semplicemente perché mai nessuno si è preoccupato di informarsi su quali siano gli obblighi da rispettare per non incorrere in sanzioni.

Tra queste prassi troviamo sicuramente quella di smaltire i toner e le cartucce senza gestirne correttamente lo smaltimento. Obiettivo di questo articolo è la definizione delle attività da svolgere affinché la prassi diventi per l’azienda una corretta metodologia di gestione dei consumabili esausti. Per fare ciò dobbiamo prendere in considerazione i consumabili esausti di:

  • fax;
  • stampanti;
  • fotocopiatori;
  • multifunzioni.

Innanzi tutto è corretto definire i toner e le cartucce delle stampanti inkjet, esauste una volta che hanno concluso il loro ciclo di vita. Pertanto, una volta esauriti, i consumabili diventano rifiuti speciali, che possono essere considerati pericolosi o non pericolosi, in funzione della loro composizione. Il rifiuto all’interno di cartucce e toner, è in sostanza una polvere molto fine contenuta all’interno dell’involucro di plastica. In base al tipo di polvere utilizzata, il rifiuto viene classificato come:

  • speciale pericoloso;
  • speciale non pericoloso.

Proprio questa differenza determina obblighi di legge e modalità di smaltimento.

Per capire se una cartuccia o un toner sono rifiuti pericolosi o non pericolosi, è sufficiente osservare il codice identificativo, il codice CER che ogni produttore deve indicare in un’apposita certificazione che viene allegata ad ogni prodotto.

In sostanza, secondo la normativa vigente, esistono due diversi codici CER per i toner esausti:

– 08 03 17* toner per stampa esauriti, contenenti sostanze pericolose;
– 08 03 18 toner per stampa esauriti, diversi da quelli di cui alla voce 08 03 17.

Esistono quindi modi e luoghi deve smaltire questi rifiuti speciali, poiché essi non possono essere collocati all’interno dei comuni bidoni della spazzatura (ne della plastica ne tantomeno dell’indifferenziata), né in altri bidoni generici atti ad ospitare dei rifiuti ordinari.

Per assolvere in modo regolamentare allo smaltimento potremo provvedere in diversi modi:

– attraverso un’isola ecologica, ossia di un centro di raccolta organizzato dal Comune in un’area apposita, ove i cittadini possono recarsi per consegnare i rifiuti da smaltire attraverso un normale sistema di raccolta, dove si possono consegnare rifiuti ingombranti come mobili ed elettrodomestici;
– attraverso contenitori specifici, predisposti presso alcuni enti pubblici, assicurazioni, istituti bancari, e che periodicamente vengono svuotati da apposite ditte incaricate;
– attraverso centri Eco Store, ossia attraverso dei negozi che si preoccupano di smaltire toner e cartucce usati per mezzo di contenitori Eco Box, destinati a contenere esclusivamente questo tipo di rifiuto.

Ogni azienda deve poter conservare i toner esausti all’interno di appositi contenitori, da svuotare almeno una
volta l’anno usufruendo dei servizi offerti da ditte specializzate nello smaltimento e/o nel recupero di questi
materiali.

Nel caso specifico in cui l’azienda utilizzi per le proprie stampanti toner o cartucce considerati rifiuti speciali pericolosi del tipo 08 03 17* dovrà adempiere ad alcuni obblighi di seguito elencati:
– L’iscrizione al Sistri (che prevede un sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti);
– L’allestimento di un deposito temporaneo all’interno dell’azienda con un accesso limitato solo a personale autorizzato.
– La costituzione di un registro di carico e scarico presso la Camera di Commercio di riferimento. All’interno del registro devono essere annotati i movimenti dei rifiuti speciali pericolosi prodotti. Il registro deve essere compilato entro dieci giorni dalla produzione del rifiuto, prima dell’avvio del trasporto, e comunque devono essere conservati per i cinque anni successivi.
– Dovrà essere contattato un trasportatore autorizzato, che potrà ritirare i rifiuti compilando un apposito formulario, detto formulario identificativo del rifiuto (FIR) da redigere in 4 copie, dove una copia dovrà rimanere presso l’azienda mentre le altre tre, da controfirmare e datare in da parte del destinatario. Queste sono acquisite dal destinatario e dal trasportatore, il quale provvederà a trasmetterne una all’azienda che ha prodotto i rifiuti.
– Il produttore del rifiuto deve inoltre compilare il modello unico di dichiarazione ambientale (detto MUD) che tiene traccia dei movimenti dei rifiuti prodotti, che va presentato alla Camera di Commercio entro il 30 aprile di ogni anno.

Va quindi ricordato che FIR, MUD e Registri di Carico/Scarico sono i documenti che, più di frequente, vengono richiesti in caso di controllo dei rifiuti speciali.

Ricordiamo quindi la necessità di “prendersi cura” di questo tipo di rifiuti. Non occuparsene, significa mettere a rischio la nostra azienda, con la possibilità che in modo “inconsapevole” a seguito di un controllo si possa essere multati poiché tali rifiuti non vengano trattati in modo appropriato.

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Uptime, la nuova applicazione di Google per guardare YouTube in condivisione https://www.gbsweb.it/blog/uptime-la-nuova-applicazione-di-google-per-guardare-youtube-in-condivisione/ Wed, 15 Mar 2017 04:35:50 +0000 https://www.gbsweb.it/?p=7705 Uptime, la nuova applicazione di Google per guardare YouTube in condivisione

Come sappiamo è sempre più elevata l’attenzione di Google verso il mondo mobile, secondo il concetto […]

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Uptime, la nuova applicazione di Google per guardare YouTube in condivisione

Come sappiamo è sempre più elevata l’attenzione di Google verso il mondo mobile, secondo il concetto della mobile first che spinge le grandi aziende attive nel mondo delle tecnologie, a sviluppare e proporre nuove esperienze mobili agli utenti che posseggono uno smartphone o un tablet.

Google ha quindi introdotto Uptime, un’applicazione mobile, per ora destinata solo al mercato iOS,  che si affianca al gran numero di applicazioni già esistenti, progettate per offrire ambienti di utilizzo dedicati agli utilizzatori dei servizi della galassia alphabet, e che in questo caso permettere alle persone di guardare i video presenti su YouTube in tempo reale ed in condivisione con i loro amici.

Saranno contenti i possessori di iPhone del fatto che Uptime è attualmente disponibile esclusivamente per la piattaforma iOS di Apple. Non esiste una motivazione ufficiale per questa scelta, potrebbe dipendere dal fatto che la nuova applicazione è frutto dello sviluppo dello sviluppo da parte dell’incubatore interno di Google conosciuto come Area 120.

Con Area 120 viene individuata un’iniziativa interna di Google, che incoraggia i dipendenti dell’azienda a dedicare il 20% della loro settimana a progetti collaterali che potrebbero avere una qualche valenza per la comunità. Uptime è proprio uno di quei progetti frutto di questa scelta strategica.

La caratteristica principale di questa nuova applicazione che sfrutta le API di YouTube, è determinata dalla possibilità per gli utenti di guardare insieme ad altri utenti i video in real time e su dispositivi differenti.

Nel momento in cui un amico si unisce nella visione dello stesso video, Uptime introduce alcune caratteristiche social quali:

  • la possibilità di commentare ciò che sta realmente accadendo sul video;
  • la possibilità di aggiungere reazioni istantanee;
  • la possibilità di mostrare le emozioni attraverso gli adesivi;

trasformando così l’ambiente di visualizzazione in un posto divertente ed interattivo nel quale fruire di contenuti video su YouTube. La presenza di una barra di avanzamento che utilizza l’avatar di ogni utente collegato mostra agli altri utenti in quale punto esatto del video si trovano gli altri partecipanti.

Si tratta quindi di uno dei tanti progetti in fase di lancio da parte di google e che potrebbe essere poi rilasciato e diffuso sul mercato come piattaforma social di appoggio a YouTube.

Come già sottolineato, in questo momento Uptime è disponibile per il download nel solo App Store di iOS, e per il momento sul solo mercato statunitense, chissà quando sarà possibile averlo qui in Italia. Oltretutto per poter accedere è necessario disporre di un codice di invito. Per chi la possibilità di accedere allo Store USA, consigliamo di provare con PIZZA!

Puoi leggere Uptime, la nuova applicazione di Google per guardare YouTube in condivisione direttamente su GBS.

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