In ogni situazione in cui è necessario prendere delle decisioni, siano esse decisioni di business siano esse scelte di carattere personale, esiste un unico grande nemico che ostacola la linearità di questo processo e prende il nome di Razionalità Limitata.

Storicamente, modelli economici basati sull’utilità attesa che prendono in considerazione gli obiettivi e le caratteristiche di un individuo, rappresentano il modello più completo e soddisfacente nell’ambito della teoria della scelta in condizioni di incertezza. Nella teoria economica classica l’individuo singolarmente e nelle sue forme di organizzazione è in grado di risolvere tutti i problemi di allocazione delle risorse. L’homo oeconomicus tenta di ottenere sempre il massimo vantaggio per sé partendo dalle informazioni di cui dispone, posta la sua capacità di individuare, fissare e raggiungere determinati obiettivi. Tale dottrina sostiene come l’uomo sia in grado di raggiungere l’adattamento migliore per i suoi bisogni e desideri stante l’ambiente in cui si trova. Esiste però un presupposto fondamentale a queste teorie, che le rendono appunto solo delle teorie, poiché considerano gli esseri umani come soggetti perfettamente razionali e in grado di scegliere sempre tra diverse alternative, la soluzione in grado di raggiungere il massimo livello di soddisfazione.

Tali teorie si scontrano di fatto con la realtà che ci presenta costantemente il limite di questo approccio. Infatti gli individui, caratterizzati da un ristrettezza cognitiva naturale e sistemica non conoscono la totalità delle variabili e delle caratteristiche dell’ecosistema in cui son immersi, facendo così emergere un’implicita irrazionalità di sistema, che riduce la bontà dell’approccio minandolo alla base e riconducendolo ad essere pura teoria.

decision maker

Tra le principali teorie elaborate per sopperire a questo problema, a nostro avviso la più significativa è quella di Herbert Simon che parla di razionalità limitata che sostiene e dimostra come gli esseri umani non siano in grado di comportarsi come i soggetti razionali descritti nella teoria classica.

Questa affermazione si basa sul fatto che un individuo che si trova di fronte ad una situazione complessa, difficilmente giunge alla soluzione attraverso un ragionamento chiaro e lineare. Più comunemente, l’approccio avviene per tentativi, è spesso casuale e nel migliore dei casi il processo decisionale è di natura esperienziale, basato su fatti e informazioni in potenza più rilevanti, che portano a concludere le valutazioni di scelta.

Al centro di questo modello decisionale, si trova il concetto di razionalità limitata, ideato proprio da Simon, frutto dei limiti esistenti nella conoscenza e nella capacità di elaborazione delle soluzioni. Questo accade poiché in situazioni piuttosto complesse,  la raccolta di tutte le informazioni necessarie a prendere la migliore soluzione possibile sarebbe un’operazione piuttosto dispendiosa e di lungo decorso..

L’irrazionalità dell’homo oeconomicus, sta quindi nell’impossibilità di decidere secondo la teoria classica, in cui l’individuo risulta completamente informato. Ciò che accade nella realtà, fa si che l’individuo si accontenti della situazione maggiormente ottimale, stante la quantità di informazioni di cui dispone.

La teoria della razionalità limitata e tutte le sue derivate hanno bisogno di ipotesi comprovabili e maggiormente articolate, affinché possa essere formalizzato un processo decisionale razionalmente accettabile, dove la maggior parte delle scelte, inizia dal riconoscimento della necessità di dover prendere una decisione, passando dal vaglio delle alternative che rispondano ad una specifica esigenza.

Esistono quindi dei metodi per ridurre questo problema dell’irrazionalità limitata e che prevedono i seguenti passaggi:

  1. individuazione delle possibili alternative tra quelle conosciute;
  2. calcolo delle probabilità con una metodologia accettabile e con strumenti adeguati;
  3. definizione del punto di efficienza sostenibile che porti ad un punto di arresto della selezione;
  4. implementazione di punti di aspirazione adattabili e di ottimo riconosciuto.

 

Sulla base di queste considerazioni, possiamo sostenere che le teorie della razionalità limitata, sono basate sui processi decisionali e sui processi di scelta. Si tratta però di teorie che si basano sulle capacità reali della mente umana, al fine di descrivere il processo decisionale.

Chiaramente, questo genere di teoria può ritenersi valida e comprovata solo se ne scaturisce un’osservazione empirica che tenga conto dei limiti della mente umana e delle sue capacità, grazie anche ad un apporto di origine psicologico attraverso la ricerca.

Per tale motivo ci si aspetta un reale progresso derivante dal lavoro empirico basato sull’osservazione degli operatori economici titolati a prendere decisioni. Pertanto tutto il sistema economico, con le sue dinamiche, si rifà in modo puntuale a degli agenti economici osservandone il modo nel quale prendono le loro decisioni, attraverso un’indagine diretta che tenga conto del loro comportamento. Questa forma di analisi prende così il nome di comportamentismo.

Descritto l’approccio proposto da Simons, l’evoluzione in chiave moderna prevede ai giorni nostri un’evoluzione di questi concetti che porta alla generazione di nuove metodologie e di nuovi strumenti, atti alla gestione di enormi quantità di dati, provenienti da fonti e da processi differenti.

L’incrocio di tutte queste informazioni consente così di elaborare grosse quantità di dati attraverso i quali è possibile far emergere informazioni in grado di produrre informazioni che possono fare davvero la differenza generando degli enormi vantaggi competitivi tra chi prende in considerazione l’analisi dei dati per ridurre questa nuova forma di razionalità limitata e chi invece continua a seguire processi decisionali basati esclusivamente o prevalentemente sul “sentiment”.

razionalità limitata

Un novero di possibili soluzioni, metodi e procedure consente oggi di approcciare il mercato in modo più consapevole:

  • l’utilizzo di evoluti sistemi informativi;
  • l’acquisizione di dati rilevanti ai diversi processi di business;
  • l’utilizzo dei Big Data;
  • l’implementazione di sistemi di BI (Business Intelligence);

sono alcune delle possibilità per ottenere un quadro chiaro utile a migliorare i processi decisionali interni ad un’azienda. Strumenti la cui complessità dipende dalla struttura dell’azienda e dalla molteplicità di processi coinvolti nel processo decisionale.

La velocità con la quale evolvono le tecnologie e con la quale cresce la potenza di calcolo degli elaboratori di dati, unite alla crescente sofisticatezza dei modelli di analisi, consentirà entro tempi relativamente rapidi di arrivare a delle scelte sempre più vicine all’ottimo, innalzando così il valore delle aspirazioni adattabili ed avvicinandole sempre più al valore di utilità attesa vicina a quella definita nella teoria classica. 

 

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