Fuga da Youtube, sembra quasi il titolo di un film, o in questo caso di un video! In realtà è ciò che sta accadendo un questi giorni sulla piattaforma video più utilizzata al mondo, poiché si stima che il 25% dell’intero traffico della rete sia originato proprio dall’utilizzo del canale YouTube.

Tuttavia, Google rischia di perdere gran parte degli introiti dal business pubblicitario proveniente dal canale YouTube a causa della trasmissione di spot associati a video terroristici o più in generale a video violenti.

Questa scelta nasce da alcuni dei principali investitori USA e UK, come AT&T, Johnson &Johnson, L’Oreal, HSBC, GSK, e altri che hanno deciso di bloccare gli investimenti pubblicitari sul canale YouTube non potendo controllare l’allocazione dei loro messaggi pubblicitari, passibili di posizionamento in apertura di video dai contenuti o commenti violenti , che riprendono atti di terrorismo o che ne incitino all’odio, sia nel video, sia nei commenti ad esso associati.

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La richiesta degli investitori è quella di poter controllare i posizionamenti dei loro spot, tuttavia, ad oggi la pubblicità basata su tecnologie programmatiche, basata su alcune piattaforme risulta in parte ancora “acerba”. Trattandosi di una pratica mainstream da soli 5 anni non sembra aver trovato un equilibrio tale da garantire un funzionamento soddisfacente per tutti, ma soprattutto per gli investitori/clienti, in grado di garantirne la sopravvivenza.

In virtù dell’accaduto, la stessa Google ha fatto evidenziato l’esistenza del problema annunciando il suo impegno nel trovare delle soluzioni che possano rispondere agli inserzionisti UK e USA, ma più in generale a coloro che hanno sollevato è reso evidente il problema.

Molto probabilmente gran parte di quei budget saranno spostati su attività Search, quindi è auspicabile che vi sia una redistribuzione su asset differenti, sempre nell’orbita Google, ma considerando il gran lavoro di Facebook in ambito video, riteniamo auspicabile una gran perdita di denaro verso piattaforme alternative, a patto che queste siano in grado di offrire soluzioni alternative.