Il continuo sviluppo tecnologico, porta con se l’esigenza di una sempre crescente potenza di calcolo, ed allo stesso tempo una maggiore necessità di smaltire il vecchio hardware.

Dover smaltire l’hardware di un dispositivo informativo è una necessità piuttosto diffusa. Le motivazioni principali sono:

  • la crescente richiesta di capacità di calcolo;
  • la continua necessità di spazio di archiviazione;
  • l’aggiornamento tecnologico dovuto allo sviluppo di software che richiedono maggiori risorse;
  • l’obsolescenza dei dispositivi e il loro danneggiamento;
  • la diffusa tendenza a sostituire anziché riparare.

Possiamo quindi definire l’arco temporale di 3 anni come il periodo entro il quale la maggior parte dei dispositivi vengono sostituiti.

Ecco quindi alcune considerazioni da avere ben chiare nel momento in cui toccherà a noi smaltire un’apparecchiatura informatica.

Quando smaltiamo PC, Server e Notebook, dobbiamo tenere conto della presenza di dati sulle memorie di massa. Infatti, i supporti di memorizzazione, soprattutto se parliamo di server e di strutture di storage, create appositamente per memorizzare dati e condividerli all’interno delle reti aziendali e per mezzo di internet.

Pertanto, in caso di smaltimento, è importante fare molta attenzione ai dati in essi contenuti poiché a meno di attente cancellazioni, questi restano ancora memorizzati sugli hard disk.

E non è rara la possibilità che criminali informatici, ladri di identità, esperti di furti digitali, e non ultimi i competitor, possano essere interessati a recuperare i nostri dati dai server, dai pc e dai notebook dismessi al fine di utilizzare le informazioni recuperate per accedere alla nostra conoscenza, alle nostre informazioni ed in sostanza a quella che viene definita la  nostra proprietà intellettuale, al fine di sfruttare informazioni riguardanti l’andamento aziendale, le nostre relazioni con i clienti, la progettazione dei nostri prodotti, le attività di ricerca e sviluppo.

Per evitare di incorrere in questo genere di rischi è possibile rimuovere i dischi e distruggere fisicamente e meccanicamente i singoli dischi rigidi oppure utilizzare uno strumento di cancellazione dei dati sicura e garantita. Infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, una semplice formattazione del disco non è sufficiente ad eliminare il pericolo di recuper da parte di terzi di informazioni precedentemente archiviate.

Questa situazione genera una serie di implicazioni di natura legale ed ambientale. Vediamole nello specifico:

Implicazioni Legali

Nel caso trattiate dati personali, dovete sapere che esistono numerosi vincoli definiti dalle seguenti norme:

  • FISMA;
  • HIPPA;
  • SOX;
  • FACT ACT;
  • GLBA;
  • Privacy D.LGS 196/2003 e il Provvedimento Garante Privacy del 13 ottobre 2008.

In ogni caso sarà necessario poter dimostrare di aver correttamente dismesso i dati personali tutelandoli da accessi non autorizzati di terzi attraverso degli strumenti di cancellazione sicura dei file, o in alternativa distruggendo fisicamente gli HDD prima dello smaltimento.

Al fine di evitare un potenziale danno finanziario e di immagine oltre ad una violazioni della privacy che può portare a sanzioni civili e penali.

Altrettanto vale nel caso in cui si abbia donato o rivenduto il dispositivo, la cancellazione sicura dei file utilizzando un apposito software è la cosa più sicura da mettere in atto pur preservando il funzionamento dell’hardware. Attenzione a non operare una demagnetizzazione nel caso si voglia rivendere l’hardware poiché i dischi diventerebbero inutilizzabili.

recupero schede elettroniche

Implicazioni ambientali

Per ciò che riguarda lo smaltimento fisico, bisogna tenere conto del fatto che lo smaltimento delle componenti hardware non può avvenire ne in autonomia nel cassonetto, ne tantomeno in discarica. Esistono procedure a tutela dell’ambiente che vietanola gestione “normale” dei rifiuti elettronici.

Esiste una particolare la direttiva UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che classifica i server i pc e i notebook, o le stampanti ed altri dispositivi informatici, come rifiuti pericolosi in quanto la presenza di schede PCB, contenenti policlorobifenili, possono causare diversi tipi di problemi tra i quali citiamo delle lesioni cutanee, alcuni problemi al sistema immunitario e un avvelenamento sistemico acuto.

Per tale motivo lo smaltimento deve avvenire in modo responsabile attraverso opportuni impianti di trattamento accreditati RAEE. Esistono quindi aziende e cooperative che dividono i componenti dell’hardware smaltito garantendo il riciclo di ciò che è ritenuto recuperabile. e lo smaltimento sicuro delle componenti che lo richiedono ed in accordo con la normativa europea.

Non sottovalutiamo quest’ultima fase di “rottamazione” dei nostri dispositivi poiché questa si porta dietro una serie di rischi impliciti e sempre più spesso sottovalutati.

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